"L'OM MALE'"
da "Memorie dal sottosuolo" di Dostoevskij
Produzione Teatro di Pianura, 2000

Con: Giorgio Amadei, Nicolò Baruffini, Alfredo Carli, Marianna
Caroli, Giorgio Casamatti, Roberto Pattacini
Scene e Regia: Mariangela Dosi, Rossana Iotti
La scelta di lavorare sull'uomo del sottosuolo è stata fatta per esprimere
un disagio, quello dell'impotenza, quello di non saper trasformare un pensiero
in azione, di trascinarsi un corpo che, senza azione, è morto.
Un corpo che, sorpreso nudo e innocente dall'occhio freddo e spietato della
macchina fotografica, esprime vicende tragiche o patetiche con la sua sola violenta
presenza.
L'uomo del sottosuolo, autosegregatosi in un sotterraneo intellettuale e fisico
(una tana dove consumare il rito dell'esistere), acquista una coscienza particolareggiata
e ingrandita del suo stato di uomo, delle proprie incapacità, dei suoi
fallimenti, ma soprattutto dei fallimenti della società che gli sta attorno,
desiderosa di punti fermi e indissolubili.
Ecco che allora l'uomo del sottosuolo sembra compiere un'azione significativa:
quando la scienza si propone come depositaria della verità assoluta secondo
la logica del 2+2=4, egli si ribella e dice "no", dice che l'uomo
non è fatto solo di 2+2=4. Con questo "no" egli è finalmente
un uomo in rivolta, pur nella constatazione dell'inutilità della sua
stessa rivolta.
Si è pensato al rapporto odierno dell'uomo con il proprio corpo e con
il potere della tecnica che lo allontana sempre più da ciò che,
per secoli, ha rappresentato la sua identità: il corpo e il sentimento.
L'unica possibilità di uscita da questa condizione è intravista
nell'amore visto come superamento dei rapporti di potere che regolano il mondo.
Ma l'uomo del sottosuolo, umiliato, ipercosciente e vile, si sottrae a questa
chance, essendo ormai tutta la sua vita solo confutazione.

"L'om malè" è finalista Premio Scenario 1999/2000 e,
nel maggio 2000, vince il Premio Fuorirotta con le seguenti motivazioni: "
ha
espresso una interessante ricerca di carattere drammaturgico con una viva sperimentazione
sul linguaggio scenico in relazione allo spazio dell'azione ed al suo rapporto
con il pubblico."
Nel settembre 2001 è fra i quattro gruppi giovani invitati al Festival
Opera Prima di Rovigo.
In marzo 2001 è a Torino nella rassegna "La follia a teatro"
presso il Teatro Juvarra e in luglio a Perugia nella rassegna "Momenti
2001".

HANNO SCRITTO DE "L'OM MALE'":
Tullio Masoni:
L'om malè mi è piaciuto anzitutto (ma dovrei dire "preso")
per la sua natura giovanile. Giovani gli attori, certo, ma ancor più
giovane la loro angoscia. Un luogo classico della cultura occidentale contemporanea
credo sia l'esistenzialismo nelle sue diverse esperienze. Dostoevskij è
un padre, da lui si comincia, con lui possono parlare i giovani; oggi che la
tecnologia potrebbe fare scempio della letteratura (checchè ne pensino
gli apologeti del solitario-tastiera) e un formidabile interprete dell'alienazione
(cioè della moderna fatalità) come Karl Marx, viene studiato solo
da quelli che furono i suoi avversari. L'om malé sparge l'aria malsana
di questa fatalità, e lo fa attraverso il desiderio impotente di rivolta
che attraversa la coscienza dei giovani affacciati con orrore sul mondo.
Ci sono, nello spettacolo, discreti ma ben avvertibili "omaggi" a
un'arte che con l'esistenzialismo ha dialogato: Bacon, certo, in quei riflessi
di lamiera, e Burri per la plastica del sipario. Altri omaggi, sempre discreti,
vanno al Bunuel dell'Angelo sterminatore e al Pasolini (via Modugno) di Che
cosa sono le nuvole? C'è anche Mozart
ma quel che più mi
intriga è l'inafferrabilità linguistico-emozionale: quando un
tono sembra fissarsi e prepara il seguito, ecco la frattura, la diversione più
o meno violenta, il cambio di percorso, di temperatura e di senso. In questo
L'om malè è teatro vero e vivo, ben agganciato alla tradizione
ma ricreato nell'esperimento.
Valeria Ottolenghi:
Capaci di reggere con concentrata convinzione il complesso rapporto con gli
spettatori, seduti a poca distanza, in numero limitato, tra movimenti difficili
in uno spazio tanto raccolto, Giorgio Amadei, Nicolò Baruffini, Alfredo
Carli, Marianna Caroli, Giorgio Casamatti e Roberto Pattacini, svelano con coraggiosa
adesione al proprio ruolo teatrale le intime sofferenze dei personaggi nella
loro esposta fisicità.
Paolo Biscaro:
L'om malé - l'uomo malato degli emiliani Ottoemezzo, di Mariangela
Dosi e Rossana Iotti, vincitore del Premio Fuorirotta 2000, segna il ritorno
della ricerca drammaturgia avanzata al teatro di parola nel riferimento esplicito,
sia nella partitura che nella costruzione scenica, alle "Memorie dal sottosuolo"
di Dostoevskij.
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